Il Naviglio Pavese

Storia

L’idea nacque nel 300 al tempo dei Visconti.

Gli scavi iniziarono allora e si conclusero nell‘800, molto tempo dopo quindi.

Il Naviglio pavese fu inaugurato nel 1819 e rimase in attività fino al 1965 circa.

Lo scopo era quello di collegare Milano al mare, attraverso naviglio, Ticino e Po e trasportare merci, sale e derrate alimentari.

Foto storiche

Prima della conca di viale Bligny

sullo sfondo si vedono i magazzini, ancora oggi esistenti, per il deposito delle merci.

Conca di viale Partigiani

Attualmente

Ingresso in città

Dal ponte in pietra

Ponte in pietra e particolare stemma

Vecchio ponte in metallo più a valle

Dal ponte vista verso valle

Ponte di via Olevano sullo sfondo, ora in fase di manutenzione

Curva a 90 gradi

Verso il ponte di via Tasso, sulla destra i vecchi magazzini

Interno porticato dei magazzini nei quali, come detto

venivano stipate le merci che arrivavano sui barconi

Chiusa per lo scaricatore che, in caso di piena o necessità, scarica in Ticino, come vedremo poi

Sbocco in viale Argonne

Rientro in galleria verso piazza Emanuele Filiberto

Verso la prima conca

Particolare degli alberi che si specchiano nell’acqua

La prima conca

Conca schema

Premessa: le porte della conca, essendo più larghe di metà della vasca, si bloccano per effetto della spinta dell’acqua e la chiusura è quindi ermetica. Per far passare l’acqua verso valle sono state realizzate aperture sulle porte, dette valvole, comandate dall’alto . Il sistema pare sia dovuto a Leonardo da Vinci.

Quando il barcone arriva, la porta vinciana è chiusa, si apre la valvola e l’acqua riempie la vasca fino ad arrivare allo stesso livello di quello a monte. La porta si apre ed il barcone entra

In entrata

Si richiude la porta e si aprono i condotti di comunicazione tra le vasche, detti anche acquedotti, e l’acqua cala fino ad arrivare al livello di valle.

Ora si apre la porta a valle ed il barcone ritorna in naviglio e prosegue il suo percorso.

Nelle foto seguenti si vede quanto detto.

Conca di via Tasso

Inizio conca con dettaglio valvola ed argano sovrastante

Condotti di comunicazione tra vasca e naviglio.

Si lascia la conca

Ponte di viale Campari

Viale Sicilia

Conca ferrovia

Dettaglio valvole ed argano

inizio visto da valle

verso monte

verso valle

il ponte a monte di quello della ferrovia

anno di costruzione

condotti di comunicazione tra le vasche

ponte della ferrovia

conca di viale Partigiani

ingresso con dettaglio valvola sulla porta

inizio conca verso valle

da ponte viale Partigiani verso monte

verso valle

vista da valle e condotti

sistema apertura porte

uscita verso ultima conca

verso la conca finale e la chiusa (detta Taion ) per accedere allo scaricatore con tale nome ( in dialetto pavese si chiama così )

conca finale

uno sguardo a monte

verso il fiume a valle

dal ponticello il tratto finale

condotti

sedi per paratie

foce

dalla foce verso monte

il laghetto ed il Ticino

Il naviglio d’inverno

Dettagli porte

Porta normale

porta con valvola

L’organo di comando composto da ruota elicoidale – vite senza fine muove la porta vinciana

Dettaglio vite senza fine

Lo scaricatore ( in pavese ” scargadu” )

In caso di piena o di necessità c’è la possibilità di scaricare in Ticino a partire da una chiusa situata in viale Bligny.

dettaglio chiusa

Uscita del condotto in viale Argonne lato ferrovia

Di nuovo sottopasso verso piazza Emanuele Filiberto

Uscita dopo la piazza

A valle, ora in secca, dietro le mura spagnole

attraversamento viale Partigiani

uscita

si prosegue

di nuovo sottopasso

uscita verso il Ticino

Residuo mura spagnole

la foce a valle dell’Idroscalo

Dettaglio mura

Prima di arrivare all’ultima conca c’è un altro scaricatore, detto ” Taion ” in dialetto pavese

dopo il sottopasso

verso valle, corre dietro le case

uno sguardo a monte

verso il Ticino

si vede la foce

percorso concluso

Il Gravellone

Premessa

Ora non parliamo di barche ma dell’acqua che è il ambiente naturale sul quale si naviga.

Pavia è una città d’acqua ( Ticinum è il nome latino della città e del suo fiume ) : oltre al Ticino ci sono molti altri corsi d’acqua, piccoli e grandi che servono soprattutto all’irrigazione. Il più grande è il Gravellone.

Il nome sembra di origine celtica , grava : greto alluvionale.

 Il colatore Gravellone si origina appena sopra il Bosco Grande, a monte di Cascina Foresta, in zona Cascina Brunoria. E’ alimentato principalmente dal drenaggio operato dall’alveo e da acque di colatura.

Mappa della zona

Cascina Brunoria, dopo il Bosco Grande

Canaletto alla Cascina Brunoria che contribuisce a formare il Gravellone

Ad un certo punto riceve l’acqua dalla Morasca e cambia totalmente la sua portata, passando da Colatore a Canale.

Contrariamente al solito l’affluente è molto più grande del corso principale, ma così è.

Gravellone esce dal bosco

Appena prima dell’arrivo della Morasca

La Morasca infatti è un grande canale che scende dalla zona di Carbonara Ticino

come si può vedere dalle foto seguenti.

Particolare con un barcè

Morasca prima della confluenza

Confluenza : Gravellone a destra  Morasca a sinistra

Ritornando al Gravellone, subito passa sotto la ferrovia Pavia Mortara e Milano Genova

E sotto la tangenziale, uscendone così

Ora lo vediamo all’inizio del Bosco Negri, che si trova alla sinistra nella foto.

E poi si prosegue verso via dei Mille

Particolare dove inizia la diramazione del Gravellone Vecchio

che vedremo dopo

Verso via dei Mille

Sotto il ponte a fine Borgo Ticino, in via dei Mille

Dopo il ponte

Confluenza del Gravellone vecchio

Ritorniamo ora al Gravellone vecchio che si dirama dal corso principale quando arriva al Bosco Negri

Gravellone vecchio origine

Si costeggia il Bosco Negri che vediamo sulla destra

Verso San Martino

Sotto il ponte all’inizio di San Martino

E’ il famoso ponte dove passò Carlo Alberto nel 1848 dando inizio alla prima guerra d’indipendenza.

Allora il Gravellone segnava il confine tra Piemonte e Lombardo Veneto

Dopo il ponte

Entra la Rotta

Si proseque

Verso la confluenza col tratto principale

Ritorno al tratto principale

Vista dall’altra riva

La Chiavica

Appena dopo; tratto torrentizio poi regolare

Ultimo rettifilo

Il vecchio ponte in ferro

La foce : confluenza nel Ticino

° ° ° ° °

Ma molti anni fa c’era un vecchio braccio che, costeggiando l’argine, arrivava fino alla Costa Caroliana dove sfociava in Ticino : il Canarolo (Canaro in dialetto)

Inizio del tratto storico tra la boscaglia sotto l’argine. La strada si chiama

“ Via Gravellone vecchio “. Zona Battella

In alto nella foto il corso principale prima della foce in Ticino

Inizio

Sulla sinistra la strada che costeggia il Gravellone e sulla destra l’argine principale

Primo tratto secco

Ritorna l’acqua

Mappe con la panchina gigante

Al Canaro …..ultime tracce prima di ritornare in Ticino

Al Canoreu si riversa nel Ticino alla Costa Caroliana appena prima della Panchina gigante

I lavori sul Ticino

Sul Ticino non c’erano solo le barche ma anche i lavoratori caratteristici del fiume.

Mi riferisco a:

Pescatori

Cavatori di sabbia, ghiaia e ciotoli

Lavandaie

° ° ° ° °

Pescatori

C’erano i pescatori professionisti con le reti ed i dilettanti con le lenze e le bilance.

Entrambi rifornivano i venditori di pesci che, con le loro bancarelle,

popolavano piazza Grande ma soprattutto piazza Cavagneria,

ma rifornivano direttamente anche i ristoranti e le trattorie

Pescatori dilettanti

Il Ticino, soprattutto a monte, ha un fondo sabbioso ed in parte

ghiaioso per cui era molto diffusa la raccolta di sabbia e ghiaia per i cantieri edili nonché il recupero di ciotoli.

Come detto la sabbia si cavava a monte usando per il trasporto i barconi o nav.

La sabbia: dal barcone ai carretti con cavalli

Raccolta dei ciotoli

Lavandaie

Un tempo c’erano poche lavanderie e nessuna lavatrice.

Le lavandaie, soprattutto del Borgo Ticino, erano numerose.

Andavano in città, a piedi ed in bici, a raccogliere i panni sporchi e li portavano sul fiume.

Erano caratteristiche le grida della lavandaia la quale, giunta in città, informava i cittadini di questo servizio.

Sul Ticino c’erano vere e proprie aree attrezzate con supporti e tavoli

A lavoro finito si riportavano la merce ai clienti.

Postazione di lavaggio con i caratteristici attrezzi all’inizio di Via Milazzo in Borgo

Si notano i pentoloni dove si faceva bollire l’acqua, in dialetto i fugon, per togliere lo sporco più ostinato.

In Borgo Ticino, a valle del ponte coperto, sorge il monumento alla lavandaia, per ricordare quel lavoro umile e faticoso.

La posizione non poteva che essere quella in quanto proprio lì c’erano molte lavandaie.

Quando il monumento fu inaugurato, anni fa, erano presenti alcune delle vecchie lavandaie ancora in vita

Monumento alla lavandaia

La costruzione del Barcè

Il testo di riferimento è “ Il barcè “ di Pierlorenzo Gatti al quale rimandiamo per approfondimenti.

Barcè sulla riva del Ticino

Il barcè classico si costruisce in legno.

Il fondo e le sponde sono in Larice, le ordinate in Larice o Robinia.

Il Larice è molto resistente all’acqua mentre la Robinia è molto tenace

Occorrono:

3 tavole per il fondo

2 tavole per le sponde

1 tavola ed un traversino per le ordinate

Cominciamo con la costruzione delle dime e della tavola di appoggio sulla quale si posizionano i pezzi

Il tutto viene realizzato seguendo scrupolosamente i disegni.

Solo in alcuni casi si possono fare piccoli adattamenti

Si inizia con la tavola centrale di fondo, detta Colomba,

tagliata a misura e posizionata sulla tavola di appoggio

Colomba

La curvatura della colomba si ottiene per mezzo della tavola di riferimento con le dime e gli spessori

Si passa poi alla costruzione delle ordinate, composte da traversini e coste o Sancon in dialetto pavese

Ordinate in serie

Ordinata Tipo

Dritto di poppa 

Dritto di prua

Caratteristiche le ordinate di prua e di poppa, detti fregi, che identificavano il costruttore.

Erano in effetti i segni distintivi dei maestri d’ascia, ognuno aveva il suo

Iniziamo il montaggio.

Avvitiamo alla colomba, posizionata sulle dime, tutte le ordinate

Accostiamo ora alla colomba le altre due tavole del fondo

Accostiamo poi le sponde alle ordinate centrali e le pieghiamo ,facendole aderire alle altre ordinate

Tagliamo le tavole di fondo esterne in esubero, come indicato dalle frecce

Ora possiamo togliere le dime di poppa e di prua ed il barcè ha preso la sua forma

Montiamo il cofano

Montiamo le sarmaole

Ed infine le forcarelle

E’ la volta del pagliolato e la barca è completa

Dettagli tronco

Sarmaole e forcarelle

La sarmaola, avvitata alla sponda, è la sede nella quale va inserita la forcarella

forcarella

Forcarella inserita nella sarmaola

La forcarella è inclinata verso l’esterno per aumentare l’efficienza di remata ( vedi gli scalmi da canottaggio molto distanti dal bordo sponda ).

Remo

Dimensioni:

Lunghezza m. 3

Larghezza cm.12 alla base

Impugnatura diametro  cm.3

I remi di voga sono diversi dai remi di punta, i quali hanno un rinforzo all’estremità ( la fradura )

Questo per proteggere il legno quando si spinge sul terreno, molte volte ghiaioso.

Sulla destra il remo di punta

Remo sul suo scalmo

Remi sugli scalmi nella voga a remi incrociati

Il barcè è finito

Tipi di vogate

Di punta

Si spinge appoggiando il remo sul fondo

Voga singola a remi incrociati

Voga a due o di coppia

Voga a quattro

Considerazioni e conclusioni

Oggi i barcè di legno sono molto rari; sono stati sostituiti da quelli

in alluminio, più resistenti all’ acqua.

Ovviamente la manutenzione del legno è molto più difficile e richiede impegno e passione.

Tuttavia il barcè in legno è un’altra cosa, provare per credere.

IL TICINO

Il Ticino è il fiume su cui naviga la ” Barca pavese “. Si rema di solito da Pavia al Canarazzo ( 6 km a monte di Pavia ) con puntate fino al Po a valle e fino a Bereguardo a mon

te. Da Bereguardo al ponte coperto di Pavia il corso è torrentizio con molta corrente e rive e fondo ghiaioso. Questa per altro è la zona dove si cavava sabbia e ghiaia , prima dell’avvento del Parco del Ticino il cui statuto proibisce tali operazioni. Dal ponte coperto di Pavia al Po la corrente è più calma ed il fondo è meno ghiaioso. C’è una varietà di corrente che impegna i rematori : si passa dalla remata di punta, nelle rive basse e ghiaiose alla voga su acqua alta .Le foto mostrano quanto detto

A Pavia nel tratto cittadino

Con la neve

In piena

Barcè alla Canottieri Ticino

Residui del vecchio Ponte Coperto

Oltre il ponte della Libertà in secca

Ghiaioni in zona Santa Sofia

Nel tratto cittadino verso il Po

Alla Costa Caroliana

La Veneta

La Veneta non è una ragazza del Veneto ma bensì una barca da canottaggio dove si rema in piedi.

Questo modo di remare si chiama proprio “ alla veneta “ . Al di là degli scherzi ,Vi racconto come sono venuto in contatto con questa barca .  

                        ………………………..

Qualche anno fa, la Battellieri Colombo di Pavia espose una Veneta,di sua proprietà, nei cortili dell’Università di Pavia .In quella sede ho avuto il piacere di vederla e fotografarla. La stampa locale, la Provincia pavese, ne diede il giusto risalto. In seguito ho misurato tutte le sue parti e realizzato disegni in modo da farla conoscere a Tutti. Contemporaneamente ho iniziato una ricerca storica per capire le origini di queste imbarcazioni che risalgono al 1800 almeno.

Foto esposte in un cortile dell’ Università di Pavia

Le origini sono nel Veneto e vengono chiamate : Gondolini e bisse ,queste però a fondo piatto .I Pavesi chiamano questa barca ” la Veneta” proprio per le sue origini. Si rema in piedi ad uno, due e quattro rematori. Il vogatore singolo rema con due remi incrociati, alla Valesana. Dalla fine dell’Ottocento e nella prima parte del Novecento queste barche erano molto diffuse e si gareggiava in tutta l ‘Italia, come si vede dalle foto d’epoca .

La Battellieri Colombo e la Canottieri Ticino di Pavia vinsero molte gare e tra di loro c’era un sana rivalità

L’Audace della Colombo nel 1895

1922 Equipaggio della Colombo

Anno 1926 La Canottieri Ticino vince la Coppa Piemonte

Anno 1937 Veneta della Canottieri Ticino guidata da Ovidio Brusa

Attualmente c’è stata una riscoperta di questo sport ed esiste una Federazione di canottaggio a sedile fisso e voga in piedi per queste barche e per i barcè che sono però a fondo piatto.

Architettura e dimensioni

Lunghezza m.12 circa

Larghezza max 1m

Altezza 30 cm. circa

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Disegnato con Modellatore solido Solid designer

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Dettaglio scalmi e piano di calpestio

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Confronto con il barcè a fondo piatto

Fondo curvo con spessore 6-8 mm.

E’ una barca molto lunga e leggera; per limitare gli svergolamenti ci sono tiranti di rinforzo in mezzo ai quali trovavano posto i piedi dei vogatori

Non era facile stare in equilibrio in quattro persone sulle venete , ci voleva molta abilità e soprattutto pazienza e dedizione per imparare. I barcè, a fondo piatto , sono molto più semplici, soprattutto sulle acque correnti del Ticino; più adatti i laghi e le lagune. Tuttavia la soddisfazione di guidare la Veneta ripaga le difficoltà.

Il Sandolino

Il Sandolino, in dialetto pavese ” Sandulin “, è una barca in legno di piccole dimensioni ,di antica origine ,come mostrano le seguenti foto storiche

Nella prima immagine si vede un sandolino appaiato addirittura ad un barca a vela ; nella seconda un sandolino sul fiume in piena, sullo sfondo il ponte coperto. Pavia era ed è una città d’acqua

Quindi si tratta di una barchetta in legno con le seguenti dimensioni :

Lunghezza 5 m. circa

Larghezza 50 cm. circa

Altezza sponde 20 cm. circa

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L’architettura è simile a quella del barcè, con le ordinate formate da traversini e coste.

Si sta seduti con la schiena appoggiata alla tavola e si rema con una pagaia . Quest’ultima molto caratteristica con le estremità a punta, decisamente diversa da quelle attuali.

Antesignano quindi della canoa in plastica ora molto diffusa.

Sono rimasti a Pavia pochi esemplari tra i quali quello rappresentato nelle foto seguenti , di proprietà di Carlo Pietra .

Come detto, un tempo il Sandulin era abbastanza diffuso.

Questo sandolino ho avuto la fortuna di provarlo

Nel 1881 due soci della Canottieri Ticino , che allora si chiamava Battellieri del Ticino, scesero fino a Venezia .Una prestazione sportiva notevole a quei tempi.

Al Barce’

Il barcè è la classica imbarcazione pavese: il nome in dialetto pavese vuol dire “ barchetta “, come cita il dizionario italiano-pavese Gambini o il più recente Annovazzi.

A Pavia i barcè ci sono da sempre, come dimostrano queste foto storiche

Dame salgono sul barcè in zona Vul

Barcè ormeggiati davanti alla vecchia sede della Canottieri Ticino, distrutta nel 1944 dai bombardamenti

Barcè ormeggiati all’ imbarcadero Negri

I barcè ora

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Dimensioni:

Lunghezza 7-9 metri

Larghezza 1 metro circa

Altezza sponda 25-40 cm.

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Struttura con ordinate, fondo. sponde e piano di calpestio (costrale)

Come si vede la struttura è semplice ; il fondo è costituito da tre tavole parallele , quella centrale in gergo si chiama colomba .

Ordinata con traversino e coste

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Questa barca si usava per i piccoli trasporti di materiali leggeri, per i trasbordi da una riva all’altra e come supporto alle Nav.

Il barcè a lato della Nav a sinistra

Ora il barcè viene usato soprattutto nel tempo libero per la classica remata domenicale ed anche per le gare ( c’è una federazione apposita di canottaggio a sedile fisso)

Il materiale è il legno: larice ed anche rovere

Ma soprattutto indicato è il Larice, leggero e resistente all’acqua; i barcè in rovere ( quercia )sono molto pesanti .

Già da molti anni il legno è stato sostituito dalla lega leggera in alluminio perché la manutenzione del legno non è facile.

Ma il barcè in legno è un’altra cosa….

A Pavia c’erano molti costruttori di barche in legno tra i quali ricordiamo:

Guaschino : faceva barche leggere e filanti con sponde molto basse

Tredici : costruiva barche più tradizionali e molto belle tra le quali la mia del 1970 .rappresentata qui sotto. barca in legno ancora in uso.,

Varesi con la famosa Bice ,fotografata davanti alla Canottieri Ticino

Poi c’era la famiglia Negri come nella foto precedente . Con tutto rispetto per quelli che non ho citato

Infine ci sono i dilettanti autocostruttori, tra i quali il sottoscritto con la Dodo

Remata

Si rema in singolo, in doppio ed in quattro.

Ci sono due modi di remare: di punta e di voga.

Remata di punta

Si appoggia il remo inclinato sul fondo e si spinge

Remi di voga e di punta a destra con il rinforzo d’estremità

Particolare del rinforzo in acciaio del remo di punta ,detta Fradura

Remata di voga

La remata di voga è quella classica alla Veneta : in piedi con il remo che si appoggia sulla forcola situata sulla sponda della barca.

Con il remo inserito nullo scalmo della forcola si spinge in avanti il remo che facendo leva fa avanzare la barca.

Forcola diritta                                              forcola inclinata

La forcola inclinata aumenta il braccio di leva e quindi l’efficienza della remata

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Remata di voga con un sol remo

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Remata di voga singolo con due remi incrociati

Anche le ragazze remano

Immagine di una gara organizzata dalla Canottieri Ticino di Pavia

AL MUTAIO

Foto di Chiolini

Come si vede dalle foto storiche il Mutaio era più piccolo della Nav, con una lunghezza di circa m.12 , come da schema di seguito

La struttura è quella classica , senza il Temp , cioè la casetta di poppa




Schemi costruttivi

Riproduzione con modellatore solido Space modeling

Era una barca da lavoro: usata dai barcaioli ( barcareu e gereu ) per trasportare sabbia , ghiaia e legname. Si partiva da Pavia e si arrivava fino a dove c’erano le cave di sabbia e ghiaia.

Essendo più leggera della Nav, si andava in risalita  a remi, senza bisogno del traino di cavalli o muli. Non è chiara l’origine ed il significato della parola mutaio; forse potrebbe derivare dal francese motte che vuol dire zolla di terra in quanto trasportavano terra, sabbia e ghiaia . Altra possibilità è che derivi dal nome della città di Motta Visconti , vicina al Ticino dopo Bereguardo , dove c’erano molte cave.

Quindi barca che arrivava fino a Motta . Quest’ultima è anche l’interpretazione di Giovanni Vaccari nel suo libro “ Quando Pavia navigava”.

Come si può vedere dalla mappa il percorso era lungo ed impegnativo. Da Pavia al ponte di barche di Bereguardo ci sono 20 Km. circa , Motta Visconti è ancora più su. I rematori dovevano avere un fisico eccezionale tenendo conto che si andava in risalita e che la corrente in certi punti era notevole. E’ un percorso che gli appassionati di canoa e barcè, come il sottoscritto, fanno molte volte, soprattutto in discesa : col mutaio si faceva in risalita.

Il Ticino da Motta Visconti a Pavia

Il Mutaio è quindi una via di mezzo tra la Nav ed ed i barcè e batel ,più piccoli, che vedremo più avanti.

Foto Gruppo barche : Nav , mutaio , barcè

E’ evidente la differenza di dimensioni ma anche l’analogia della struttura. Ovviamente erano costruzioni in legno , soprattutto Larice , leggero e resistente all’acqua .Ora le barche fluviali in legno sono poche, sostituite da quelle in lega di alluminio, più resistente, ma il legno è un’altra cosa.

Nav Barcon Saran

Nav   Barcon  Saran

Nota: vengono riportate foto da libri e pubblicazioni, nel rispetto delle leggi, disegni e schizzi ottenuti dal sottoscritto con modellatore solido Solid designer

                                 –   –   –  –

Le barche a Pavia ci sono da sempre.

Già nel 1500 la navigazione era fiorente, come si può vedere dagli affreschi della chiesa di San Teodoro a Pavia, che ritraggono Pavia col ponte coperto ed il Ticino affollato di barche.

Affresco di Bernardino Lanzani, primi anni del cinquecento

Affresco del cinquecento di anonimo

Il rematore di allora, in basso a destra, sta parando, come dicono i maestri veneziani, cioè sta remando di punta come diciamo noi pavesi.( al rema ad ponta )

Si punta il remo sul fondo e si spinge facendo avanzare la barca.

L’imbarcazione più grande era la Nav o Barcon in dialetto pavese

Nav

le dimensioni erano le seguenti :

Lunghezza  da 20 a 30 m.

Larghezza da  5 a 7 m.

Altezza da 2,5 a 3 m circa

Il bacino di utenza era il Ticino, il Po ed il Naviglio pavese.

Nav in Borgo a Pavia, nella zona dove ora c’è il monumento alla lavandaia

Nav sul naviglio in viale Bligny a Pavia.

I Nav sul naviglio portavano sabbia e ghiaia: venivano raccolte sul Ticino a monte e portate

anche fino alla Darsena di Milano.

Darsena di Milano con i barconi che trasportano sabbia e ghiaia. Foto del 1920

Nav vuota dove ben si vedono le ordinate

Nav piena e con barcaioli

Come si vede la Nav era provvista di una cabina di poppa , detta al Temp ,che serviva da ricovero durante i lunghi viaggi.

La direzione e lo spostamento in acqua erano mantenute da un timone posteriore laterale

e da grandi remi , sia di punta che di voga, manovrati dai barcaioli.

Particolari : remata di supporto e timone laterale posteriore

In risalita la Nav era trainata da cavalli, asini e muli, come dalla foto seguente

Foto Chiolini

Sulla foto si vede il cavallo, sul battello a lato della poppa.

Questa Nav si apprestava a superare il ponte coperto, quello vecchio con sette arcate,

più piccole delle attuali. L’operazione era molto difficile: si eseguiva con la poppa a valle

e l’imbarcazione era frenata da una catena radente il fondo situata a prua, e control-

lata dal barcaiolo.

La foto del famoso fotografo Chiolini è tratta dal libro “Quando Pavia navigava “di

Giuan Vaccari, Sindaco di Pavia dal 1965 al 1970 , fiumarolo e mio Preside al Liceo

Scientifico Torquato Taramelli di Pavia.

Schema costruttivo

Lo schema costruttivo è classico delle barche fluviali. Il fasciame è in legno come del resto

gli altri componenti. Le ordinate, composte da traversin e coste o sancon, la tavola ed il parabordo che irrobustivano la carena.

SARAN

Una variante più piccola della Nav , lunghezza da 15 a 20 m, era il Saran caratterizzato da timone posteriore centrale . Il Saran era una barca intermedia tra la Nav ed il Mutaio, di cui parleremo più avanti.

Il Saran trasportava sabbia, ghiaia, ciotoli, pietre e legname

Saran

Lo schema costruttivo era simile a quello della nave con la sola differenza del timone di poppa centrale , governato dall’uomo davanti al temp.

Gli Ultimi rimasti

In fondo a via Milazzo in Borgo Ticino sono rimasti due esemplari di barconi in cemento, uno in acqua l’altro sulla riva.

Un ricordo del passato che induce a molte considerazioni,

Perchè si lasciano morire così ? E’ vero che è difficile spostarli ma dopo averli svuotati della terra e fango e con l’acqua alta si potrebbero mettere in posizione più visibile,